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Fatamorgana

15 Dicembre 2012 – 15 gennaio 2013

valigia con peperone630

THE OVAL DINNER 

(opera visionaria altruista)

LOVE-FOOD di Grazia De Palma & Le Dernier Restaurant

Nell'ossessione dell'oasi, l'uomo assetato immagina l'acqua, le palme e l'ombra non perché ce ne siano oggettivi indizi, ma perché ne ha pressante necessità. Per chi si trova sperduto in un deserto, un miraggio è pur sempre un punto di riferimento ed essendo il cibo la forma più primitiva di conforto, la curatrice e chakra chef Grazia De Palma lo presenta a tavola come un atto di fede “circolare” nella performance THE OVAL DINNER. Grazie all’aiuto di una banda di biscotti e della Fata dell’Amore, l’osservatorio del cibo contemporaneo www.ledernierestaurant.com di Grazia promette una sequenza di piccole delicatessen per il cuore. SCOIATTOLI agli agrumi e zenzero, RENNE con pomodori secchi e capperi, LUMACHE con anice e uvetta, RICCI alla barbabietola e gocce di cioccolato. Al buio, in silenzio, come se fosse un “miraggio” e nel con-tatto amorevole di una carezza o di un abbraccio, “THE OVAL DINNER” è un cammino minimale tra gli sguardi e le visioni incrociate dei visitatori fino al focolare ormai spento di un camino. Sorsi d’acqua con bollicine d’altri tempi per soddisfare la sete…ma cosa ti piacerebbe mangiare stasera? Aria di casa mia o Aria di..casa tua? Nella strada labirintica dei sentimenti, l’offerta di un cibo “quasi nascosto” riconcilia tutti a quel senso di sicurezza e di “calore” che il cibo stesso vorrebbe testimoniare sia come azione di “sopravvivenza” che di rappresentazione autonoma del proprio palato nel rivelare attraverso curiose forme e sapori la consapevolezza "gustativa" che ognuno ha del proprio cuore.

invito fata630

FATAMORGANA è un progetto itinerante di ricognizione intorno alla videoarte internazionale ideato e prodotto dal collettivo Like A Little Disaster (www.likealittledisaster.com). Il progetto individua, riattiva e occupa spazi architettonici – senza alcuna preclusione o categoria che chiude ed esclude – convertendoli temporaneamente in dispositivi di trasmissione di pensiero, in alloggi provvisori di miraggi. Muovendo dalla duplice idea che sia l’arte a “fare” il luogo e non il contrario e che l’esperienza artistica possa offrire modello di dialogo alternativo con la complessità del reale.
Si raddrizzò e con lui si raddrizzarono anche le sue immagini.
Abbassò lo sguardo sul suo corpo e lo confrontò col corpo delle sue immagini,
e le immagini abbassarono lo sguardo sul loro corpo e lo confrontarono col suo,
e mentre osservava se stesso e le sue immagini,
constatò d’essere fatto come le sue immagini:
Ritenne di essere una creatura fra molte creature uguali.
(F. Dürrenmatt, Minotauro. Una ballata)

invito fata retro630

FATAMORGANA#1 a cura di Giuseppe Pinto prevede il coinvolgimento di nove artisti provenienti dall’area nordeuropea; Norvegia, Islanda, Svezia, Finlandia, Danimarca, suddivisi in due capitoli.
Capitolo I
Knut Åsdam
Søren Thilo Funder
Sigurdur Gudjonson
Hannu Karjalainen
Nina Lassila
Trine Lise Nedreaas
Sini Pelkki
Capitolo II (dal 16 Febbraio 2013)
Jenny Åkerlund
Anna Wignell
Le opere selezionate, in stretta collaborazione con gli autori, conducono il visitatore in un percorso che va dalla identificazione oggettiva degli “accadimenti” alla graduale perdita di questa certezza visiva, fino a raggiungere l’annullamento del reale.
I lavori di Knut Åsdam, Nina Lassila, Trine Lise Nedreaas instaurano un dialogo che pone il corpo umano come elemento visivo totalizzante, disponendo di un attitudine concettuale che oscilla dalla concentrazione estrema dell’azione alla deliberata perdita di controllo. Con un’attenzione poetica e allo stesso tempo ontologica e attraverso dinamiche fortemente performative generano un gioco di specchi e riflessi, di continui sguardi e “visioni” incrociate tra soggetto rappresentato e osservatore.
Nelle opere di Sigurdur Gudjonson, Hannu Karjalainen e Sini Pelkki l’impianto del riconoscimento di se stessi in quanto corpo umano de-finito inizia a perdere i suoi netti contorni, si sfuma sino a mostrarne una forma meno determinata e netta. La resa indefinita della figura nello spazio, costringe l’osservatore a variare continuamente il suo punto focale, per catturare il visivo in una dimensione che non ha mai il centro della messa a fuoco visiva. E ancora una volta guardiamo e siamo visti, nell’opera Blink di Søren Thilo Funder in cui l’artista rimane per 52 minuti senza mai chiudere gli occhi.
Con gli interventi site specific delle artiste svedesi Jenny Åkerlund e Anna Wignell, ci s’inoltra in un territorio decisamente diverso; freddo, astratto e minimale.
Se l’esperienza sensoriale è stata fin qui dominata dalla visione del corpo umano per poi perderne i lineamenti, si raggiunge ora il livello zero del visivo, il visitatore si ritrova in uno spazio che non dichiara alcuna volontà rappresentativa e nella ricerca del senso nascosto di un situazione così ermetica ritroverà il proprio corpo come l’elemento generativo e dell’esperienza visiva.
I lavori in mostra non percorrono strade dritte e già collaudate, ma strade secondarie che forse non porteranno sempre in luoghi lontani ma spostano il nostro punto di vista, permettendoci di considerare altre possibilità. Un campo aperto a poetiche assolutamente distinte entro cui possa realizzarsi il desiderio di scambiare esperienze, idee, riflessioni, e anche di provocarle.
Ci piacerebbe che il labirintico percorso dell’arte fosse vissuto non come una storia compiuta ma come un processo definito in termini di relazione tra soggetti, forme, idee, spazi diversi, assomigliando più ad un centro di sperimentazione che ad un cumulo di certezze.
Nel suo complesso l’azione di FATAMORGANA tenta di focalizzare l’attenzione sul continuo tentativo degli artisti di costruire mondi estetici personali, di stabilire necessità formali proprie, di fabbricarsi una nuova realtà. Gli artisti stabiliscono il senso e l’utilità della propria ragion d’essere e la sopravvivenza del gesto artistico in un mondo dominato dai mass-social media nel quale la realtà pare non manifestarsi fuori dalla rappresentazione.
Ci interessano le idee che appaiono come un ammasso di resti e sedimentazioni, frammenti, sbozzi e tentativi, le opere che permettono allo spettatore di ricreare la propria esperienza umana ed estetica, gli artisti capaci di rinnovare la facoltà d’immaginare diversi modi di abitare il mondo e di innestare sensi.
Tali premesse ravvisano anche un approccio che respinge la logica di una visione distratta, superficiale. Al visitatore è invece affidato un ruolo fondante. FATAMORGANA prende le mosse da una forma urgente e diretta di indagine e ricerca composta da un’incompiutezza concettuale intenzionale che contemporaneamente nasconde e mostra le sue stesse premesse, in un momento in cui tutto sembra dover essere semplicemente chiaro, visibile, spettacolare, quantificabile e condivisibile, FATAMORGANA lascia irrisolti alcuni punti, tentando la via di una trama dialettica che possa consentire esperienze soggettive differenti elaborate individualmente. In questo contesto aporetico i visitatori possiedono assoluta libertà di azione, non importa quanto l’esperienza possa essere disorientante e alienante.