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Urban Street

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Mostra fotografica "URBAN STREET" a cura di Roberto Sibilano in collaborazione con Rosa Anna Pucciarelli e Franco Valente. Testo critico, Grazia De Palma. Vi aspetto!

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Amedeo Persi

Il mondo da un oblò
Non è l’arte irriverente che prorompe nelle strade riflettendo come lo specchietto retrovisore di un’automobile, la sagoma che stiamo cercando… bensì la linea sottile tra le indolenti trame del dettaglio urbano e il good mood della storia molto personale di ventitrè giovani artisti. Volumi di paesaggi, prospettive per un punto d’arrivo e segni inconfondibili di una
partenza non dettati da cibarie comuni, ma dal genoma della narrazione umana rendono la strada il proprio habitat per trapiantarsi in un altro ecosistema o in questo “luogo”, continuano a vivere le proprie cicliche storie in un random polifonico e poliforme.
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Domenico Tattoli

Non un percorso di valutazione dello spazio urbano ma un oblò composto da piccoli territori come le città invisibili di Italo Calvino. Sono città di viaggiatori che occupano spazi. Lasciano impronte su altre impronte creando un percorso che, infine, diventa meta. Perché tutte le strade portano da qualche parte. Tutto ciò che osservi è il lento susseguirsi di una storia suddivisa in capitoli di un matrix. E’ come un talentuoso bisogno di illusione creato dall’occhio stesso che vuole raccontare spiando come un viaggiatore un po’ assonnato alle ricerca di una nuova città -tutte le meraviglie che può scovare in un niente. L’infinitesimamente piccolo che- per farsi sentire – deve urlare o sussurrare (senza vie di mezzo) perché l’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.
Cosi alla fine, sono le immagini stesse, specchi riflessi che si affacciano con l’obiettivo da un lato, e l’occhio nudo dall’altro e non solo per guardare ma anche per lanciare stimoli visivi di luoghi, sguardi, sorrisi, smorfie ed emozioni.
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Domenico Tattoli

Non sono le nostre, ma talvolta possono diventarlo quando il mondo si fa “casa”.
Il varco da luoghi estranei mai posseduti, il movimento libero dei sogni insieme alla paura del futuro, l’andare dentro, in
fondo al desiderio di ciò che è presente: sono archeologie della nostra mente che possiamo tranquillamente trafugare dentro casa nostra come dentro di noi, disponendo le forme di queste gocce d’acqua su di un comodino accanto al bicchiere prima di addormentarci. Da chi dipende tutta questa definizione sentimentale dell’anima urbana? Chi può dirlo.
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Roberto Sibilano

Ognuno ha o vorrebbe avere, la Sua strada. Non è sempre possibile. Viviamo dimensioni astratte o sospese e realtà che crediamo vere, ma vere non sono. Le città sono costruite dalle storie sentimentali di ognuno di noi. Italo Calvino non si era sbagliato, ogni persona lascia un indizio. Per questo durante tutta la nostra vita forse, cerchiamo tante immagini come un pulviscolo che invade i continenti. Cos’altro potremmo fare qui, in questo mondo, se non conoscere, catalogare, condividere questa meravigliosa variabilità umana?
Grazia De Palma